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Museo della merda, progetto ecologico e innovativo

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Museo della merda è un progetto innovativo in cui sono raccolte, tra aggiornamenti continui e nuove commissioni, testimonianze di esperienze estetiche e scientifiche, umane e animali, attuali e passate, che della merda fanno materia utile e viva.

Il 21 maggio del 1961 l’artista Pero Manzoni sigillò 90 barattoli di latta, identici a quelli per la carne in scatola, ai quali applicò un’etichetta, tradotta in varie lingue, con la scritta «merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961».  Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell’artista. Con questa opera così provocatoria Piero Manzoni voleva svelare i meccanismi e le contraddizioni del sistema dell’arte contemporanea.

Il Museo della Merda, invece, non ha nulla di provocatorio, ma è un museo vero e proprio in cui sono raccolti oggetti realizzati con lo sterco. Dallo scarabeo stercorario, considerato divino dagli egizi (e simbolo del Museo), all’utilizzo dello sterco nell’architettura, dalle antiche civiltà italiche all’Africa, passando per opere storico-letterarie come la Naturalis Historia di Plinio. Fino alle ricerche scientifiche più attuali e alle opere d’arte che toccano l’uso e riuso di scarti e rifiuti. Un contemporaneo gabinetto di curiosità che trova il suo principio guida nella scienza e nell’arte della trasformazione.

Il progetto è nato in Lombardia nel 2015, su iniziativa dell’imprenditore agricolo Gianantonio Locatelli e di un gruppo di sodali – Luca Cipelletti, che ne cura progetti e prodotti, Gaspare Luigi Marcone e Massimo Valsecchi. L’idea è stata concepita a Castelbosco, in provincia di Piacenza. Una realtà industriale che produce latte per il Grana Padano e comprende sette unità produttive.

Qui, ogni giorno, 3.500 bovini di razza selezionata producono circa 500 quintali di latte e 1.500 di sterco. Una quantità di deiezioni, la cui gestione Locatelli ha deciso di trasformare in un progetto ecologico, produttivo e culturale avveniristico. Ha cominciato ricavando, con sistemi innovativi, elettricità dallo sterco.

Il museo della merda è un progetto innovativo dedicato all’ecologia

Oggi ne ottiene fino a 3 megawatt all’ora. Riscalda gli edifici e gli uffici dell’azienda con la temperatura sviluppata dai digestori quando scambiano il letame in energia. Produce concime. Attività che gli sono valse l’attenzione di istituzioni internazionali dedicate a ecologia e innovazione, riconoscimenti e premi.

Il Museo della Merda è stato immaginato da principio come produttore, non soltanto di idee e mostre, ma di oggetti e progetti. È  la sua specificità: non c’è trasformazione senza produzione. Emblematica in questo senso l’invenzione e registrazione, nel suo primo anno di vita, della Merdacotta®, materiale che sintetizza i principi di sostenibilità e trasmutazione alla base degli obiettivi scientifici del Museo.

Materiale con cui sono stati plasmati tutti i primi prodotti a marchio Museo della Merda: vasi, portafiori, mattonelle, piatti, ciotole, una brocca, una tazza… Forme semplici, pulite, rurali, il cui disegno azzera ogni frivolezza e intenzionalità per rimettersi a princìpi antichi. Dichiarando che la loro sostanza non è nella forma, ma nella materia di cui sono fatti. Oggetti che ridisegnano il ciclo della natura in un circolo virtuoso, rivelandosi elementi essenziali del vivere.

I “prodotti primordiali” del Museo sono stati presentati per la prima volta durante il Salone del Mobile 2016, in una mostra che è valsa a Cipelletti e a Locatelli che l’hanno ideata il primo premio del Milano Design Award. Con la seguente motivazione: “per il racconto di un processo di grande complessità e innovazione, capace di destabilizzare la percezione comune. Il percorso didattico scardina tutti gli stereotipi didascalici per proporre un’esperienza sensorialmente rilevante, che promuove una nuova visione della cultura del progetto”.

museo della merda

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