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Conte di Montecristo a fumetti di Carlo Rispoli

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Il conte di Montecristo a fumetti nel riaddatamento di Carlo Rispoli

Per tutti gli amanti dei romanzi d’appendice, in cui trionfa il protagonista che si è vendicato per tutti i sopprusi e le ingiustizie subite, e dei fumetti, in tutte le librerie è disponibile MonteCristo.

Il conte di Montecristo
Edmond Dantès in una delle tavole di Carlo Rispoli per “MonteCristo”

MonteCristo è un adattamento a fumetti di Carlo Rispoli dell’opera Il conte di Montecristo attribuita ad Alexander Dumas. Dopo sessantatré anni dall’opera di Domenico Natoli, lo sceneggiatore, disegnatore e fumettista grossetano, alla sua quinta fatica dopo “Treasure Island”, “Sangue sul Lago Otsego”, “La coccarda rossa, 1861” e “Le due tigri”, torna con con una grande opera.

MonteCristo, edito da Segni d’autore e stampato a tiratura limitata in 600 copie (prima edizione ottobre 2016), rispetta in maniera sorprendente l’originale, sia nei testi sia negli abiti d’epoca. L’analisi dell’opera di Dumas è satat studiata nei minimi dettagli e il lavoro di stesura da parte di Rispoli è durata un anno.

Nelle bellissime tavole che si susseguono, Carlo Rispoli ha dato vita ai temi princali de Il conte di Montecristo: giustizia, vendetta, misericordia trovano la giusta dimensione e sfumatura nel riaddattamento che ha visto Rispoli ascoltare ripetutamente l’audiolibro mentre guidava da una parte all’altra.

Ma cosa della lunga storia di Dumas ha più catturato l’attenzione, e la matita, di Rispoli? «Sicuramente il discorso della prigione è molto toccante e anche l’ingiustizia che lui subisce mi ha colpito. Dumas ha sicuramente romanzato la cosa ma comunque quella dei carcerati nella prigione del castello d’If a Marsiglia era una situazione drammatica. La vita media dei carcerati, all’epoca in cui è ambientato il romanzo, era di nove mesi». Da Il Tirreno

Per chi non si fosse ancora immerso nelle peripezie Edmond Dantès, ecco una piccola trama de Il Conte di Montecristo:

Il 28 febbraio 1815 il diciannovenne Edmond Dantès sbarca a Marsiglia con la sua nave mercantile “Il Faraone”, dopo averne preso il comando. Il capitano aveva consegnato a Edmond una lettera che ne denotava la fede bonapartista e che il giovane Edmond avrebbe dovuto consegnarla a Parigi. Appena arrivato, Edmond chiede un congedo dall’armatore Morrel e approfitta dei giorni di licenza per andare a trovare il suo anziano padre e una ragazza catalana di nome Mercedes alla quale ha intenzione di proporre il fidanzamento.
Il giorno successivo, durante il banchetto di fidanzamento, Edmond viene arrestato con l’accusa di bonapartismo. È stato incastrato da una lettera anonima, recapitata alla gendarmeria e scritta dal suo contabile di bordo, un tale Danglars, che è invidioso della nomina di capitano di vascello di cui Edmond è stato insignito. Danglars è stato aiutato nella sua opera da uno spasimante di Mercedes, Fernando, e dal suo vicino di casa Caderousse, un giovane magistrato ambizioso e senza scrupoli. Edmond viene interrogato, in gendarmeria, dal Procuratore Villefort, al quale consegna la lettera nella quale erano contenute accuse compromettenti per il padre di Villefort. Il Procuratore distrugge la lettera, e dispone che Dantès sia incarcerato nel Castello d’If, una fortezza adibita a penitenziario su di un isolotto davanti alla costa marsigliese. Dantes è segregato dunque nel castello, dove fa conoscenza di un altro prigioniero: l’abate Faria. Questi è uno scienziato di origine italiana, stravagante ma geniale, che parla di un tesoro favoloso sepolto nell’isola di Montecristo. Faria è anche un letterato, e dà ad Edmond la possibilità di istruirsi e imparare le lingue.

Passano molti anni. Faria, malato di epilessia, dopo tre attacchi particolarmente violenti muore, lasciando in eredità a Edmond la mappa del tesoro di Montecristo. Edmond, sostituendosi al cadavere dell’amico, riesce ad evadere. Sono passati 14 anni dal giorno in cui è stato incarcerato. Si ritrova in mare aperto durante una tempesta, ma viene salvato da una nave di contrabbandieri italiani che fanno rotta proprio verso l’isola di Montecristo. Con un espediente, Edmond riesce a restare solo sull’isola e, seguendo la mappa di Faria, ritrova l’antico e inestimabile tesoro. Edmond arriva in Italia e si fa nominare Conte di Montecristo dalle Autorità.
Ritorna poi a Marsiglia, dove nessuno lo riconosce, e rintraccia Caderousse. Questi si è messo nel frattempo a fare l’oste e gli racconta, dopo aver ricevuto in dono un diamante, che suo padre era morto per gli stenti mentre lo aspettava. Morrel aveva fatto di tutto per farlo uscire di prigione, senza riuscirvi, e ora si trova in una situazione difficile dal punto di vista finanziario; Mercedes, promessa sposa di Dantès, si era sposata con Ferdinando (nominato Conte di Morcerf per i meriti militari ottenuti in Turchia tradendo il suo sultano) e Danglars era diventato banchiere grazie alle speculazioni spagnole ed era stato nominato anche Barone.

Montecristo prepara la vendetta: per prima cosa si fa accogliere e riconoscere dalla nobiltà parigina.
Salva Morrel dalla bancarotta; fa morire Caderousse, per mano del suo complice, mentre tenta un colpo a casa sua; spinge al suicidio Fernando, dopo averlo disonorato davanti a tutta la nobiltà parigina; rovina Villefort facendo suicidare la moglie e il figlio più piccolo, scoprendo anche un figlio illegittimo dell’ex Procuratore; manda in bancarotta e fa rapire dai banditi Danglars, al quale salva la vita in extremis. Infine lascia a Mercedes, disonorata e senza soldi, la casa del vecchio padre a Marsiglia; mentre a Morrel figlio lascia tutti i suoi averi in Francia e lo fa sposare con l’unica sopravvissuta della famiglia Villefort: Valentina.

Finalmente, la vendetta compiuta fino in fondo, il Conte si ritira nella sua piccola isola con la moglie-schiava Haydee.

«Ecco perché, con i tuoi personaggi vigorosi, allegri, brillanti, intrepidi, generosi, pronti a servire fino alla morte le cause piú nobili, i sentimenti piú elevati, appassioni sempre piú le masse da oltre mezzo secolo; ecco perché, nonostante tutte le scuole, tutte le estetiche, tutte le discussioni piú o meno sincere, tutte le parzialità e le calunnie fra cui si dibatte la letteratura attuale, sei diventato, resti e resterai lo scrittore piú appassionante, il romanziere piú popolare nel senso migliore del termine, non soltanto della Francia, ma del mondo intero». Da una lettera di Alexandre Dumas figlio al padre

 

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